- Nuovo
Il naviglio innocente
L’ultimo libro di Verri, Il naviglio innocente, pubblicato per la prima volta nel 1990, è un «oggetto poetico» che si nutre delle parole del mondo, ma che è travolto e dirottato dall’insignificanza di quelle stesse parole. Ecco, allora, che il linguaggio e la realtà, le parole e le cose, diventano specchio di un’unica disarmonia, di quella vertigine che, nella narrazione, si sviluppa per accumuli ed enumerazioni.
Il «compilatore» non può fare nient’altro che prendere atto di questa deriva di senso, di questo supremo naufragio della nave/poesia, e dunque può solo trascrivere quei fonemi, quei segni, nel tentativo, che già riconosce come vano, di dare forma al «gran libro», al «Declaro», e tentare, a partire da lì, una nuova resurrezione, un nuovo caparbio cominciamento.
* * *
Il naviglio innocente è la scrittura, il suo travaglio. La ricerca letteraria con la sua molteplicità, con il suo dettare, sussurrare, vibrare parole, nel flusso continuo del vivere di chi è convocato all’autorialità. «Essa è la nave che vaga innocua […] forma poetica […] mentre tenta di risalire immensa al suo grande silenzio, il gesto originario». Così si apre Il naviglio innocente, ed è subito un’allerta al lettore su cosa, «chi serve il Declaro», vive con la sua ossessione, con il suo voler tutto contenere nel «grande libro», il «libro mondo» che Verri, testardamente, presagiva e perseguiva con il suo affabulare, spaginare, inventare, pagina dopo pagina, parole.