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Repertorio dei pacci di Martano
«Con la definizione di pacciu, anche nel dialetto salentino del resto, si è sempre inteso sia il matto, clinicamente definito, ma anche il rissoso, l’insolente, il tormentato, lo stravagante, il battagliero, l’estroverso, il coraggioso, il visionario, il bislacco, l’eclettico, l’ubriacone, il geniale, l’irrispettoso, il burlone, il paranoico, l’anticonvenzionale, l’ossesso, il bizzarro, il visionario. ed è questo tipo di umanità che qui troverete.»
Da secoli Martano porta addosso un soprannome ambiguo e irridente: “lu paese te li pacci”, il paese dei pazzi. Ma il “pazzo” di cui parla questo libro non coincide mai del tutto con la follia clinica. È piuttosto una figura di confine: eccentrica, disobbediente, visionaria, marginale, talvolta tragica, altre volte comica. Una presenza che inquieta e insieme rivela, perché ogni comunità finisce per specchiarsi nelle proprie anomalie, nelle proprie maschere popolari.
Muovendosi nel solco ideale dei repertori inaugurati da Roberto Alajmo, Salvatore Caracuta costruisce un archivio narrativo della memoria martanese attraverso frammenti, episodi, voci tramandate, cronache minime e leggende locali. Ne emerge una geografia umana densissima: contadini ribelli, ubriaconi sapienti, agitatori politici, fanatici, sognatori, artisti involontari, anime perse e figure diventate mito orale.
Il libro procede per brevi affioramenti narrativi, quasi schegge di un’antropologia sentimentale del Salento, dove l’ironia non cancella mai la compassione e il sorriso convive costantemente con il dolore, l’emarginazione, il desiderio di essere ricordati. Repertorio dei pacci di Martano è insieme una controstoria di paese, una raccolta di epifanie popolari e un esercizio di memoria collettiva: il tentativo di sottrarre all’oblio quelle vite laterali che, spesso più dei protagonisti ufficiali, finiscono per raccontare l’anima profonda di una comunità.