Italo Calvino

Italo Calvino

Intellettuale tra i più importanti del Novecento non solo italiano, Italo Calvino (Santiago de Las Vegas, Cuba, 15 ottobre 1923 – Siena, 19 settembre 1985) abbandonò la formazione scientifico-naturalistica, cui lo indirizzava l’ambiente familiare, per seguire la vocazione letteraria; senza però mai smarrire un forte interesse per le scienze e per la razionalità scientifica. Indossò l’uniforme di balilla e frequentò le scuole dello Stato fascista, con una parentesi in quella valdese. Ma quando si trovò a dover fare una scelta personale, optò per l’antifascismo e la guerra partigiana, raccontata poi nel romanzo d’esordio, I sentieri dei nidi di ragno (1947). L’impegno politico continuò nel dopoguerra con il lavoro giornalistico-culturale svolto soprattutto sulla stampa del Pci, il partito in cui militò fino all’invasione sovietica dell’Ungheria nel 1956. Vocazione letteraria e impegno politico s’intrecciarono infatti per tutta la sua vita, così come i due principali valori che gli fecero da meta regolativa: la coerenza e la limpidezza. Apparentemente un valore morale e uno estetico; in realtà due principi dell’agire legati a una solida concezione del mondo e del posto dell’uomo in esso. La coerenza rimandava all’attitudine razionale dell’uomo di tessere il filo in grado di orientarlo nel labirinto della vita; la limpidezza invece rimandava alla forma del linguaggio, necessaria per capire, farsi capire dagli altri e capire se stessi nel caos della babele incombente. La coerenza, Consistency, sarebbe stata il tema della sesta delle Lezioni americane, quella che non ebbe il tempo di scrivere. Ma a ben vedere, che cosa aveva da dire, si può capire guardando a tutta la sua vita.

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