Pubblicato il: 15.06.2015
ISBN: 978-88-98773-34-3
Collana: MDT 04

Mara la fatìa


Storie di pizziche, tarante e tarantelle


Autore: Antonio Castrignanò
Collana: Musica dalla terra

Storie di pizziche, tarante e tarantelle. A raccontarle è Antonio Castrignanò, voce terragna e tamburellista viscerale, che ripubblica il suo album d’esordio da solista, “Mara la fatìa”, progetto ispirato a un Salento arcaico imbastito tra scorci di vita quotidiana da cui emergono fatiche, lavoro ma anche amori, speranze e sogni. A cinque anni di distanza, l’album continua a raccontare storie “vecchie” ma senza tempo che narrano sofferenze e privazioni, sfruttamento e lavoratori senza dignità, soggetti cui sorprendentemente i canti sembrano adattarsi, quasi il mondo non fosse mai cambiato. Sbrogliando i legami con un passato cristallizzato, Castrignanò mette la tradizione in movimento, nutrendola con contenuti inediti, ricamandoli con uno stile “antico” dalla matrice territoriale riconoscibile, lo stesso che ha appreso spontaneamente cantando e suonando con gli anziani del suo paese: sarà per questo amore carnale per il Salento che Mauro Pagani lo ha definito “ambasciatore e servitore orgoglioso” della sua terra.

“Mara la fatìa” è la metafora del lavoro, in tutte le sue accezioni, compreso il processo creativo: “per me l’arte è artigianato, non solo istinto. Un’opera ha bisogno di un lavorìo costante fino a quando non raggiunge la sua dimensione”, e naturalmente questo comporta una “fatìa” che è “mara”, un sacrificio. Il tempo poi definisce le cose e salva solo ciò che serve, che merita di essere trasmesso: “a distanza di cinque anni”, racconta l’autore, “mi sorprende che alcuni brani originali si siano incastonati nel repertorio tradizionale salentino, tanto che i non addetti ai lavori fanno fatica a riconoscere i pezzi scritti da me scambiandoli per brani popolari”.

Undici tracce percorrono il Salento a cominciare da, Aradeo, pizzica verace tipica dei suonatori del paese che fu patria per la famiglia Zimba. L’ascolto continua con la titletrack Mara la fatìa, canto che narra le condizioni immutate delle ingiustizie sul lavoro, tema che intride anche Lu sule calau, sequenza di strofe ironiche che scandiscono una tipica giornata in campagna. Fa letteralmente scatenare un terremoto Tremulaterra, pizzica appresa da Chicca, una contadina di Martano che canta le bellezze di una nobildonna e di un amore irraggiungibile, e sempre di donne canta Maria Nicola, brano poco diffuso nelle pubblicazioni della riproposta. La tradizione si fa viva in Cantu a trainiere, elaborazione dei canti dei carrettieri, dalle lunghe melodie melismatiche, che accompagnavano viaggi rimati solo da zoccoli e cigolii. Il grande lirismo della poesia popolare si fa sentire in Mula pietra, ballata appresa dal poeta contadino Cici Cafaro, e in Muntanara, interpretazione di una delle tarantelle del repertorio di Andrea Sacco. La maestria di Castrignanò si esprime a tutto tondo nei bani originali, personale segno di riconoscenza alla tradizione, quella che ha conosciuto per voce degli “alberi di canto” e che l’autore vuole contribuire ad alimentare con la spontaneità di chi non mente per vezzo o per moda: Canto al buio è un brano ispirato alle antiche nenie, mentre Signora Madama è la divertente vicenda che a tempo di valzer racconta di una giovane raccoglitrice di tabacco che emigra dal paese in città, per continuare con La luna gira, ballata scarna che canta la solitudine di un amore lontano ricordando lo stile del cantatore di storie Matteo Salvatore.

“Il colore unificante, sopra a ogni suono – racconta Mauro Pagani, che con Antonio Castrignanò ha condiviso il palco de La Notte della Taranta – è la voce, davvero splendida, e quel modo di cantare insieme scanzonato e rispettoso, irridente come quello di un monello ma così spesso sapiente come solo i vecchi sanno essere. Artista, capace di ricordarti quanto sia antica, intensa e misteriosa la terra in cui è nato”. Suonano nel disco: Attilio Turrisi (chitarra classica e battente), Gianluca Longo (mandola, mandolino e cetra), Giulio Bianco (zampogna, flauti e armonica), Giuseppe Spedicato (basso acustico), Ninfa Giannuzzi (voce), Rocco Nigro (fisarmonica), Luana Ricci (pianoforte), Francesco Congedo (contrabbasso), Giancarlo Parisi (zurna e flauti), Luigi Chiriatti (cori), Redi Hasa (violoncello), Riccardo Laganà (tamburello).

12,00 €
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