Pubblicato il: 20.02.2019
Formato: cm 16,5x22,5
Pagine: 328
ISBN: 9788885863385
Collana: Pensieri meridiani 01

Il giovane Rodolfo d'Ambrosio


Socialista anarchico (1890-1902)


Autore: Remigio Morelli
Illustrazione di copertina di: Alberto Giammaruco
Collana: Pensieri meridiani

Rodolfo d’Ambrosio (1875-1947) è stato una originale e, per molti versi, singolare espressione della sinistra politica salentina, difficilmente inquadrabile o riducibile alle classiche articolazioni storiche dell’universo socialista.

Avvocato, esponente di punta del socialismo anarchico salentino di fine Ottocento, Sindaco di Taviano nel 1906 e nel 1920 a capo della prima amministrazione comunale d’Italia abbattuta con un’azione squadristica, ridotto al silenzio e perseguitato negli anni del fascismo, sindaco nel 1944 su indicazione del Comitato provinciale di Liberazione, fu candidato socialista all’Assemblea Costituente.

Raffinato intellettuale, pubblicista e polemista, d’Ambrosio assume e fonde in un unico, personale impasto teorico le molteplici correnti della sinistra che il secondo Ottocento lasciava in eredità alle ultime generazioni: l’azionismo repubblicano e mazziniano di G. Bovio, il radicalismo dell’“Estrema” di Cavallotti, l’esperienza dei “fasci siciliani” di Barbato e De Felice Giuffrida, l’attivismo della sinistra partenopea di De Marinis e Arturo Labriola, il meridionalismo di De Viti de Marco, l’anarchismo di Bakunin e Malatesta e il nascente socialismo di Turati e Costa.

Questo studio ripercorre, attraverso gli scritti e la parabola della sua formazione, gli albori anarco-socialisti del giovane d’Ambrosio che costituiranno la cifra della sua lunga vicenda politica, anche dopo l’adesione al Partito socialista. Un anarchismo che per lui, come per la maggior parte dei giovani libertari della sua generazione, più che un programma d’azione fattuale, è una categoria dello spirito, circoscritta nell’orizzonte di un impegno intellettuale e morale generato da un diffuso sentimento di sconfitta dei valori risorgimentali, dall’insofferenza e dalla ribellione verso il conformismo autoritario delle classi dirigenti dell’ultimo Ottocento, dall’aspirazione, diffusa nel radicalismo borghese del Mezzogiorno, di offrirsi come avanguardia e guida del nascente movimento operaio.

Un anarchismo “della cattedra”, nutrito di messianismo, di passione palingenetica, di dedizione titanica tutta ottocentesca, che risolve il canone mazziniano dell’“azione” nella esclusiva sfera del “pensiero”, per l’impossibilità imposta dai tempi di dispiegare nella pienezza e nella libertà un’autentica azione democratica oltre la militanza della parola.

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