Pubblicato il: 11.07.2018
Formato: cm 10,5x15
Pagine: 100
ISBN: 9788885863101
Collana: Cultural Tour 14

Lecce


Autore: Ferdinand Gregorovius
Collana diretta da: Angelo Semeraro
Concept e illustrazione copertina: Alberto Giammaruco
lingua originale (tedesco), con traduzione italiana. Traduzione di: Ingrid Simon
Collana: Cultural Tour

Un tripudio di fregi color dell’oro, sorprendenti per la loro raffinatezza, resterà per sempre impresso nelle memorie del grand tour di Ferdinand Gregorovius, e con esse, nell’immaginario collettivo legato a Lecce. Nel 1875, l’anno del suo viaggio in Puglia, è infatti proprio lo studioso tedesco a coniare il celeberrimo nesso tra la città barocca e Firenze, assunto dal senso comune e rimasto intatto sino a oggi. Passeggiando in estasi per le vie del centro Gregorovius ricostruisce le fasi dello sviluppo architettonico della città, dai Normanni alla famiglia degli Orsini del Balzo, sino all’epoca dell’imperatore Carlo V e ai decenni ad essa successivi.
Il viaggiatore incrocia così il campanile dello Zimbalo, il Duomo, il Palazzo vescovile, il Sedile, la colonna romana donata dai brindisini, la Chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo e le altre trenta chiese disseminate nella città, ma si addentra anche a ritroso sino all’epoca degli abitanti più antichi, attraverso i segni che resistono nascosti dal tempo come la via dei Sepolcri Messapici. E consegna ai lettori europei una suggestione inedita e sorprendente. «Eruditissimo e assiduo frequentatore del salotto romano della contessa Ersilia Caetani Lovatelli, Gregorovius non si lasciò intimidire dalle citazioni dell’aristocratico calembour di Creuzé de Lesser che “l’Europe finit à Naples – e che vi finisce – assez mal”. Né lo dissuase la battuta del Forti “l’Italia finisce al Garigliano”. Il «barbuto imperialista» (Brandi), alla ricerca delle vestigia sveve, andò a Sud, incurante che lo si dicesse, sin dal XVII secolo, “un paradiso abitato da diavoli” (dalla nota critica di Raffaele Gorgoni).

Estratto
In nessun altro luogo mi accadde mai vedere pari ricchezza nel modo di ornare le facciate. E se anche l’arte qui è incline al barocco di maniera e al libero gioco della fantasia meridionale, pure non si può negare che proprio questa caratteristica ha dato alla città l’impronta eguale e tipica di un’epoca; sicché l’impressione che se ne riceve, è di un tutto armonico. Lecce può dirsi la Firenze dell’epoca Rococò. In questa tendenza artistica non v’è nulla in tutta Italia che le si possa comparare. E bisogna dire che l’elemento barocco, grazie al soffio di un sentimento antico della forma che non s’è mai estinto e sotto l’influsso del cielo ridente di questa terra felice, si è pur sollevato qui sino a una certa idealità.

3,00 €
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