Pubblicato il: 11.06.2019
Formato: cm 21x22
Pagine: 268
Note: Con scritti di: Mirko Grasso; Antonio Monte; Remigio Morelli. E un documentario di Alberto Giammaruco; Christian Manno
ISBN: 9788885863491
Collana: ACLS 04

Nel dominio del tabacco


Autore: Maria Concetta Cappello
Collana: Appuntamento con la storia

Il compartimento tabacchicolo leccese “culla del tabacco italiano” per il suo antico insediamento, è connotato da un altissimo impiego di manodopera nelle prime due fasi della produzione: quella agricola e quella premanifatturiera che si alternavano stagionalmente per tutto l’anno solare. Se nella prima era coinvolta l’intera famiglia contadina, nella seconda solo le donne erano impiegate per i primi tre o quattro mesi dell’anno nelle manifatture, comunemente dette “fabbriche”. Per il basso costo del lavoro e la specializzazione colturale, il Monopolio di Stato aveva concentrato in Salento la gran parte della produzione del tabacco orientale, i cui consumi erano aumentati nel periodo interbellico. La garanzia di sicure e generose tariffe d’acquisto aveva fatto aumentare a dismisura la richiesta di concessioni e aveva consentito alla classe proprietaria di investire i capitali finanziari e immobiliari tenendo immutati i patti agrari e i rapporti di lavoro, sostanzialmente connotati da aspre iniquità. La storia del tabacco salentino trova in queste poche e nette condizioni i suoi protagonisti: il Monopolio, autorità lontana ma perentoria, i concessionari, veri padroni e controparte della classe lavoratrice e la comunità contadina. Di questa comunità le donne erano figura centrale alternando il lavoro fra fabbrica e campo. Le tabacchine salentine, nelle parole di una di loro, “facevano il mestiere di tutto”, infatti, l’attività di questa singolare figura di lavoratrice è connotata da estrema flessibilità, precarietà e disponibilità al riadattamento. Un’attitudine adattiva, del resto tipica del lavoro femminile. Il reddito ottenuto in tabacchificio, costituito per buona parte da contributi assistenziali e sussidi sociali, lungi dal rappresentare un’integrazione del salario maschile, lo superava notevolmente. Per questa ragione l’intero nucleo familiare concorreva a ché le donne potessero prestare la loro opera nei magazzini: temporanee prese in carico dei lavori di cura da parte maschile, sostituzioni funzionali e aggiustamenti di ogni sorta erano messi in atto dalle famiglie per partecipare al lavoro del tabacco. Il periodo indagato da questa ricerca, quello del primo ventennio repubblicano, vede la resistenza e l’adattamento di queste strutture all’impatto della modernizzazione, che coincide con il completo smantellamento del comparto. Sullo sfondo di un miracolo economico pochissimo percettibile, l’acuta tensione politica di quegli anni si manifesta nella lotta collettiva per il lavoro delle tabacchine. Questa ricerca che prende le mosse da una tesi di laurea prima e di dottorato poi, cerca di dipingere la complessità di quest’ ambiente attingendo a molte fonti, nell’intento di colmare e (forse) superare la grave lacuna documentaria lasciata dalla dismissione del comparto e dalla dispersione degli archivi aziendali. Sono state registrate le testimonianze delle protagoniste di quella stagione: tabacchine, sindacaliste, ma anche figlie o mogli di concessionari. Sono stati esaminati registri e documenti di un’azienda concessionaria e quelli del Monopolio. Ancora, le tensioni sociali sono state analizzate attraverso le voci incrociate della stampa locale, dei rapporti prefettizi, delle mozioni sindacali e delle associazioni datoriali. Il panorama che ne risulta è complesso e semplice al tempo stesso: connotato dal dominio del tabacco esteso sul paesaggio, sulla vita sociale, sulla condizione economica di quella classe lavoratrice che di lì a breve avrebbero intrapreso la via dell’emigrazione. Nell’efficace sintesi di Antonietta: “dopo il tabacco è incominciata la Svizzera”.

Nel documentario allegato, ArseVite di Alberto Giammaruco e Christian Manno, gli autori indagano l’accadimento drammatico del 13 giugno del 1960 a Calimera – quando in seguito a un incendio persero la vita sei tabacchine – attraverso le testimonianze orali di quanti vissero quella tragedia. La memoria collettiva si incrocia con i documenti storici, la rassegna stampa dell’epoca, gli atti processuali e col dibattito parlamentare che ne seguì, alla ricerca di una verità ancora oggi taciuta.

Progetto sostenuto dal Dipartimento turismo, economia della cultura e del territorio della Regione Puglia; nell’ambito del Programma Straordinario 2018 in materia di Cultura e Spettacolo.

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